sabato 9 febbraio 2008

VOCI DAL B(R)ANCO #03


01_Editoriale di Elena Gaffurini 5F
02_Sit-in sulla moratoria della pena capitale di Shervin Harsini 5F
03_Rifiuti D.O.C. di Elena Gaffurini 5F
04_Le regole vanno interpretate di Marcello Ghidini 3D
05_BiciclettiAmo di Umberto Sabatini 4E
06_L'Angolo Bordeaux di Gianluca Sorio 5C
07_Numero 417 (terza parte) di Simone Nodari 5C
08_Gutenberg Corner di Giuseppe Barbato 5B
09_Vivre la vie sans un amour di Bogdan PAvel 3D
10_Altri Amori di Marco Bonù 5L
11_E vissero felici e contenti di Elena Gaffurini 5F
12_Intervista Doppia di Lorenzo Schioppetti 2C
13_Poeta Persiano di Shervin Harsini 5F
14_Eastern Promises di Nicolò Biligotti 3D
15_Personaggio e misfatto di Graziella Carinci 5L
16_L'angolo acuto di Luisa Lovisetti 5L

All we need is love

"All we need is love". Abbiamo scelto questo come leitmotiv del nostro terzo numero per iniziare il nuovo anno in bellezza. E quale data migliore di San Valentino per inaugurare l’anno all’insegna dell’amore? Le sbornie dell’ultimo dell’anno sono ormai passate (io continuo a brindare con Dom Perignon millesimato per tutti quelli che non bevono champagne perché la birra ha più stile!) e l’ottimismo insegna ad avere una marcia in più a prescindere da qualunque altro genere di sostanze (di Marco Bonù). Paul Young cantava che "Love is in the air", ma, avendo io e Bogdan Pavelgià dedicato all’amore e alle sue sfaccettature un’ampia sezione, le recensioni cinematografiche ed editoriali di Nicolò e Giuseppe (insostituibile!) raccontano di storie londinesi, di uomini e di armi.
Ritornano puntuali la nostra rubrica ecologista che apre la visuale sulla questione rifiuti e presenta, ancora una volta, una dedica alle amate due ruote, di cui ci parlano i ragazzi del BYBIKE.
Altro appuntamento da non perdere la super novità del mese: Intervista doppia ai vice-presidi: se dovessero chiamare da Mediaset per sostituire nel palinsesto "Le Iene" non preoccupatevi, prima ci accerteremmo di rispettare le regole Europee per la concorrenza!!! ;)

All’interno questo e molto altro, quindi Buona lettura, visitate il sito e scriveteci!

Parole, Parole, Parole,
Parole, parole, parole,
parole,parole, parole, parole,
soltanto parole,
parole d’amor

Elena Gaffurini 5F

Sit-in sulla moratoria della pena capitale

L’Assemblea generale dell’Onu, il 18 dicembre 2007, ha approvato la risoluzione per la moratoria contro la pena di morte nel mondo con 104 voti a favore, 54 contro e 29 astenuti. È stato un successo sia per gli intellettuali, religiosi, sociologi e uomini illuminati di tutte le nazionalità, nonché per le organizzazioni mondiali, come Amnesty International, un’associazione tesa a tutelare i "diritti universali dell’uomo" in ogni condizione sociale e regime politico, sia per il Governo Italiano che aveva presentato e sostenuto un’iniziativa progressivamente trasformata in una grande coalizione intesa a favorire i diritti dell’uomo, mantenendo elevata l’attenzione internazionale sulla questione della pena di morte e di una moratoria universale delle esecuzioni.

Anche gli studenti del Copernico hanno contribuito al sostegno di questa campagna. Due mesi fa, infatti, su richiesta di un gruppo di liceali delle classi 3-4-5 E, 5F, 4H assieme ad alcuni dei loro docenti, il professor Bussi e il professor Rossini, hanno deciso di organizzare due sit-in. Il primo, degli studenti del liceo, nel cortile antistante l’ingresso dell’edificio principale dell’istituto per la riflessione in merito alla moratoria sulla pena di morte già approvata dalla terza commissione dell’ONU ma all’epoca in attesa dell’auspicata decisione definitiva da parte dell’Assemblea Generale. Il secondo, invece, organizzato in totale autonomia dagli studenti in Piazza della Loggia per il giorno di martedì 18 dicembre 2007 alle ore 18.00, ora in cui sarebbe dovuta maturare la decisione dell’Assemblea generale.

Contemporaneamente gli studenti, tramite i loro rappresentanti, hanno rivolto un appello alle massime autorità istituzionali e religiose affinché ogni sforzo fosse compiuto per raggiungere l’obiettivo, e il Presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti , commosso dal loro impegno, ha risposto a questo appello. I due Sit-in sono stati organizzati in modo del tutto analogo, a parte alcune modifiche formali nel secondo. Il discorso, strutturato secondo nove punti alternati da sfilate e momenti musicali, è stato preparato con lo scopo di "catturare", in tutti i modi possibili, l’attenzione dell’uditorio, secondo le circostanze, il contenuto dell’ orazione e l’effetto da ottenere. In ogni caso la manifestazione doveva far leva sull’ aspetto più drammatico del discorso, per coinvolgere emotivamente l’ascoltatore e indurlo così a seguire la parte dimostrativa e l’esposizione dell’ argomento.

Shervin Harsini 5F

Rifiuti a denominazione di origine controllata

Dopo gli entusiasmi registrati per l’esperienza della scorsa Giornata Ecologica, è doveroso mandare un sincero invito alle autorità preposte affinché venga promossa all’interno della scuola una politica di "smaltimento rifiuti" in linea con i più illuminati progettisti ed artisti europei.
Dopo le premesse in stile tipicamente "Mariadefilippiano", a voi lettori l’ardua sentenza. Se non vi sentirete ancora pronti per un viaggio senza ritorno nella realtà Freegan, non vi reputate all’altezza di reinventare oggetti di scarto in nuove forme artistico creative, è il vostro momento per agire preventivamente.


EVVIVA LA NATURA (MORTA)
Lavoraccio faticoso, forse maleodorante ma intimamente poetico quello in cui si è buttato l’inglese Jack Cole progettando una serie di nature morte fotografiche a tiratura limitata che ricordano still-life fiamminghi Seicenteschi. Viste da vicino, le composizioni assemblano spazzatura e rifiuti abbandonati in diversi quartieri della metropoli londinese originando un ciclo artistico che è il ritratto della più vasta capitale europea.

Dal MONDO PATTUMIERA al MONDO della PATTUMIERA
La situazione in cui imperversa Napoli negli ultimi mesi è ormai cosa nota e non tocca a me dare giudizi di valore sulle modalità risolutive scelte dalle istituzioni per fare fronte all’emergenza rifiuti. Sarebbe superfluo dilungarsi, essendo già stato fatto gli anni scorsi, annoverando la posizione di rilievo assunta dalla nostra città in virtù del termo utilizzatore, spesso tanto criticato dagli ambientalisti, di certo migliore della sarcastica quanto drammatica ipotesi di risolvere il problema campano grazie al vulcano...

Un possibile rimedio è stato proposto negli States dai Freegan, persone spesso di estrazione sociale aristocratica e neo-borghese che hanno deciso di sperimentare radicalmente fino in fondo il background della Società degli sprechi. Si tratta perlopiù di comunità di anarchici spuntate tra Seattle e la California dalla fine degli anni ’90 che, praticando uno stile di vita anticonsumista, guadagnano ogni genere di prima necessità da ciò che gli altri gettano via. Si tratta di certo di utopia, ma, dicono loro, il libero scambio volontario di ogni genere utile alla sopravvivenza contribuisce a vivere in maggiore sintonia con gli altri esseri umani e a denunciare quanto spreco ci sia nel mondo.

Se pensate che il languore di cassonetto non rientri ancora tra le essenze che soddisfano le vostre papille olfattive potete sempre prendere come esempio il progetto presentato di recente per la cittadina degli emirati Arabi presso Dubai. Aderendo all’avanguardista politica di riduzione degli scarti, seguendo il trend della zona di non badare a spese, Il Paese ha commissionato il progetto per un quasi utopico centro urbano interamente ecosostenibile nel bel mezzo del deserto. Tralascio dettagliate descrizioni di strategie costruttive ed energetiche, che usufruiscono interamente di fonti rinnovabili, ma invito tutti ad assistere all’attuazione del totale riciclaggio dei rifiuti prodotti dalla popolazione attiva una volta terminato il progetto.

Quale sia la via da seguire? Considerando che il migliore dei mondi possibili non esiste, ai posteri l’ardua sentenza.

Elena Gaffurini 5F

Le regole vanno interpretate

Ovviamente questo articolo non è un inno all’anarchia né tanto meno al menefreghismo nei confronti di una qualsiasi istituzione o regola; se eravate quindi speranzosi di leggere nelle prossime righe l’approvazione per atti di ribellione, be’, mi dispiace ma rimarrete delusi. Scrivo piuttosto per farvi ragionare, cari lettori. Ragionare?! Dovrò scrivere qualcosa? Mamma mia sarò valutato? No, no, cambio pagina mi ha già stufato quest’articolo! Calmi, mi sono spiegato male! A nessuno di voi sarà chiesto di impiegare un solo neurone nella lettura: voglio solo descrivervi cosa può accadere ad un pendolare che si sposta in treno.
Dopo una spossante giornata, il nostro pendolare tipo, si trova in stazione, dove, sul tabellone degli arrivi, saluta con l’abituale rassegnazione gli accademici dieci, se non più, minuti di ritardo del suo treno interregionale 2098 dell’una e trentasette. Freddo e solita gente popolano la stazione. Il treno arriva e i minuti di ritardo sono diventati quindici. La voce metallica dall’altoparlante graffia l’aria annunciando le "scuse per il disagio causato". Alla salita sul treno i soliti odori, il solito schifo di sedili sporchissimi e la solita coda tra un vagone e l’altro di seconda classe per un posto non troppo affollato. Quando finalmente il nostro pendolare si siede, rivede la simpatica e solarmente cadaverica faccia di un controllore che da due mesi non faceva la sua apparizione sul treno in questione . Lo stronzo, mi venga concesso e scusato il termine, con la solita aria che è un misto tra arroganza, incazzatura perenne e frustrazione, con la vidimatrice laser alla mano, chiede il biglietto che esamina a fondo. La fortuna vuole che il 28 Gennaio 2008 il nostro pendolare tipo, mai multato in tre anni di viaggi sempre in regola, mostri il suo biglietto mensile regolarmente pagato e vidimato quando il mostro di simpatia gli propina una multa di cinquanta, dico CINQUANTA euro perché "Signorino lei non può dimostrarmi che il biglietto sia suo, il nome non c’è". Ora il nostro pendolare tipo, alquanto bendisposto inizialmente, si chiede perché il controllore, rimasto nascosto nell’ombra dal sette al ventotto Gennaio debba sfogare la sua frustrazione, causata da una vita avversa, su di lui. Il nostro pendolare, come il controllore, sa benissimo che il biglietto vidimato non potrà essere riutilizzato un altro mese e sa benissimo che mancando tre solamente tre giorni al successivo abbonamento, si potrebbe tralasciare il dettaglio. Ora a prescindere dal fatto che la legge non ammette ignoranza, posso dimostrare quanto sia inutile una tal multa. Se il biglietto fosse stato accidentalmente perso o rubato durante il mese di validità, questo sarebbe stato sì bloccato da Trenitalia ma non rimborsato, perché la presenza o meno del nome sull’abbonamento non sarebbe stata verificabile. Ora io mi chiedo: una simile legge, regola, non può che essere considerata insulsa alla luce di quello che ho detto, così come il comportamento del controllore in questione. Supponiamo poi che al pendolare tipo, capiti più volte al mese, da tre anni, di trovare il suo treno in ritardo di ore, perdere coincidenze e appuntamenti, avendo pagato una cospicua somma per quel servizio inefficiente. In conclusione questa regola andrebbe, se non abolita, almeno applicata con più flessibilità ed umanità.
Bene cari lettori anarchici e non, menefreghisti di regole e non, vi saluto.

Marcello Ghidini 3D

BiciclettiAmo

Sabato 10 Novembre, parte del gruppo di studenti che ha collaborato con il Comune per il progetto "A scuola in bicicletta", ha partecipato alla Prima Conferenza Nazionale sulla Bicicletta alla fiera di Milano.

A questa Conferenza hanno partecipato anche importanti esponenti della politica ciclistica europea come la direttrice del programma “Vias Verdes” Carmen Luengo (Spagna), il coordinatore delle politiche della mobilità ciclistica Hubert Peignè (Francia), il presidente dell’European Cyclist Federation Manfred Neun, e la signora Dagmar Meyer del Ministero federale per lo sviluppo urbano (Germania). Ovviamente c’erano anche rappresentanti della politica Italiana come Massimo Rossi (presidente delle Province Italiane) e Alberto Mattioli (vicepresidente della Provincia di Milano), e da Roma ha partecipato con il suo sostegno Alfonso Pecoraro Scanio.

L’invito alla Conferenza è stato offerto dall’assessore Ettore Brunelli, che conoscendo i vertici dell’organizzazione, ha fatto da mediatore tra il liceo N.Copernico e Milano. L’assessore si è mostrato molto disponibile nel corso del progetto e a lui porgiamo i nostri ringraziamenti.

La Conferenza era strutturata in numerosi workshop (convegni su diverse tematiche) ai quali si poteva partecipare liberamente. Erano perlopiù interessanti presentazioni di programmi avviati nelle diverse zone d’Europa e d’Italia; mostravano i riscontri che queste hanno avuto e le possibili vie per migliorarne le prestazioni. In uno di questi workshop, abbiamo avuto la possibilità di esporre il progetto avviato durante l’anno e culminato con la produzione di un piccolo libro. L’attivismo del Copernico ha interessato molti dei partecipanti, che spesso parlavano a nome di agenzie, enti e/o associazioni.

Il libro che vi è stato consegnato mostra in parte alcuni progetti di piste ciclabili che gli studenti di 5E, 5F, 5A hanno ideato, sulla base delle conoscenze in fatto di urbanistica e viabilità dei prof. Lorandi, Gerelli e Vitale. Insomma, il Copernico si è fatto sentire anche nel capoluogo lombardo, e, due passi alla volta, con le sue iniziative, si sta facendo strada nel sociale; ne è dimostrazione l’articolo scritto su uno dei quotidiani bresciani riguardo al sit-in sulla pena di morte.

Questo vuol dire che il nostro liceo sta “pedalando” verso una direzione importante. In questi ultimi anni si può dire che noi copernicani ci siamo mostrati all’avanguardia (come dice il prof.Bussi) rispetto al resto degli studenti di Brescia, o d’Italia.

CONTINUIAMO COSÌ!

Umberto Sabatini 4E

L'angolo bordeaux

Eccoci di nuovo al nostro solito appuntamento, o meglio eccomi, poiché il mio compagno è troppo impegnato a scrivere romanzi piuttosto che rubriche. Ricordo che per proposte, confronti o domande, rimando al contatto Bigboss220589@hotmail.it .

Detto ciò, possiamo addentrarci nel merito di una questione che da qualche tempo sta saturando i nostri mezzi mediatici: l‘emergenza rifiuti nella regione Campania.

In questa regione, ove mancano, a quanto pare, metodi e strutture adatte allo smaltimento dei rifiuti, la situazione è degenerata e gli scarti ormai ricoprono le strade. rendendo la vita quasi impossibile, riportando alla nostra memoria il fantasma, neanche tanto antico, del colera ( Torre del Greco, 1976 ). Inoltre, gli strumenti adottati dall’amministrazione locale e dal governo Italiano nei confronti di questa crisi sembrano inadatti o comunque tardivi, senza contare che questo "quadro disperato" esiste ormai da parecchi anni e non ci si spiega come mai le "urla" della crisi siano iniziate solo ora.

Ma dietro ai rifiuti di Napoli vi è solo una deficienza delle istituzioni dello stato? Esse, talvolta, lontane nel corso della storia, hanno portato alla creazione di poteri alternativi che hanno trovato largo spazio d’azione. Uno di questi è la Camorra, una "cugina" della mafia, che controlla la parte Campana. Ovviamente, queste associazioni criminose organizzate vogliono sostituirsi al potere centrale. E sì che la coppia "potere" e "denaro" suona sempre bene.

La droga è business, la prostituzione è business, il giuoco d’azzardo è business. I rifiuti possono essere business? Forse sì. In una società ove l’imperativo categorico è "consumare", una logica conseguenza è la produzione macroscopica di scarti, i quali, per essere smaltiti, hanno bisogno di un iter che comporta vasti giri di denaro. Basti pensare alla manutenzione dei siti di stoccaggio dei rifiuti, del loro trasporto ecc. Tutto ciò è indispensabile, improcrastinabile. L’ unica cosa per mettere in atto i metodi sopra citati è: "pagare".

Quindi, mi domando, dietro all’emergenza vi è una mera carenza delle istituzioni, oppure la presenza di questo fantomatico "potere alternativo"? La risposta non la tengo, mio malgrado, ma è giusto che siate invitati a riflettere, poiché la verità non è forse solo il velo proposto dai mass-media. A volte, può andare oltre esso.

Gianluca Sorio 5C

Numero 417 (terza parte)


CAPITOLO III: UNA STELLA IN PIU'

"Fu da allora che io e Prometeo cominciammo ad incontrarci più frequentemente. Era pericoloso farlo, ma noi esageravamo e stavamo insieme dopo le 22, all’inizio dei turni di guardia dei reparti di controllo. Prometeo ne conosceva tutti gli orari a memoria e fingeva fosse facile evitare di farsi scoprire per uscire di città e star da soli. Camminavamo a lungo nel bosco che circonda la città, e lui mi raccontava storie che diceva provenissero da libri, film o poemi. Divenni ben presto curiosa di conoscere, di sapere, di capire perché cose tanto straordinarie ci erano nascoste. Sopportavo a fatica ormai il lavoro, ma riuscivo a farlo solo grazie alla speranza di poter star con lui almeno alla sera. Colpito dal mio interesse, un giorno mi annunciò che voleva insegnarmi a leggere. Ci volle molto, ma imparai bene e ne sono molto felice". Un sorriso illuminò il volto della ragazza che andava narrando la storia. Un sorriso che sembrava mostrare l’effetto di un dolce fuoco appena nato che le ardeva dentro, in un luogo sconosciuto alla ragione umana. Nelle mani stringeva una lettera...
"Anche se stava con me molto, questo non gli impedì di continuare la sua lotta contro gli dei. La diffusione di volantini, scritte sui muri, o musiche classiche diffuse al posto dei precetti dai moderni altoparlanti della città, erano le sue armi e le nostre speranze.
Era una sera come tante altre, stavamo stesi sotto il tronco di un grosso pino. Il buio della notte sembrava scaldarci e avvolgerci molto più intensamente di quanto faceva un piccolo fuoco acceso da Prometeo. Con la testa appoggiata al suo petto ascoltavo il suo respiro. Era così calmo...
"Sophia, le vedi quelle stelle lassù?" Senza attendere una risposta, come rapito dalla sua stessa voglia di spiegarmi, continuò: "Per alcuni sono i grandi eroi del passato che continuano a guidarci da lassù, per altri, sono i fuochi dei nostri sogni e quell’universo infinito il nostro animo". Rimasi in silenzio, il suo tono era malinconico, "Non importa cosa tu credi, quel che conta è che tra poco spero vedrai una stella in più" Non gli risposi. Stetti in silenzio appoggiata a lui finché non mi addormentai. Quella sera, solo ora lo so... Quella sera sarebbe stata l’ultima che avrei passato con lui. Non sarebbe più tornato da me... Perché? Il piano era pronto, io ancora non lo sapevo, bisognava agire subito e non più tardi. Non un giorno di più. Se ci fosse stato altro tempo per noi forse sarei riuscita ad esprimere quella massa informe di sentimenti che attanagliavano il mio cuore. Sentimenti che lui vedeva e sentiva in me soltanto guardandomi negli occhi. Era così che mi aveva scelta. Sì, scelta. Perché di questo si trattava, scegliere chi avrebbe potuto capire cosa voleva e cosa desiderava. Qualcuno capace di fare quello che io sto facendo ora qui con voi... L'unico mio rimpianto e di averlo capito solo ora…ho perso così tutte le occasioni che avevo per parlargli del mio cuore per rincorrere il compito che voleva affidarmi...
Con quelle frasi mi disse che sarebbe stato sempre con me. Mi disse addio.
Quando mi svegliai l’indomani nel mio letto ebbi un sussulto. Urla e incitamenti si udivano per le strade…
La battaglia era cominciata..."

Simone Nodari 5C

Gutenberg Corner

Bentornati. Siamo al terzo numero. Continuiamo il nostro percorso con altre due recensioni come mio solito. Per questo numero, ho scelto "Q" del collettivo Wu Ming, edizioni Einaudi, e "Il venditore di armi" di Hugh Laurie, edizioni Marsilio. Buona lettura a tutti.

Il venditore di armi
Partiamo da un dato: la prima edizione, pubblicata in Inghilterra, è datata 1996. E’ evidente che l’editore Marsilio si è interessato a questo romanzo solo per la fama dello scrittore. Mi permetto di dire purtroppo. La trama è degna d’una sceneggiatura di un film di 007. Thomas Lang è un capitano in pensione dei servizi segreti inglesi. Una sera ad Amsterdam gli vengono offerti 100.000 dollari per assassinare un imprenditore. Lang disgustato rifiuta. Il suo unico scrupolo da allora diventa quello di informarlo della proposta che gli è stata fatta. Finirà coinvolto in un traffico d’armi tra terroristi e la CIA. Come nei film di Bond, non poteva mancare una “femme fatale”. E’ un romanzo splendido, scritto con un linguaggio divertente e ironico, come se lo raccontasse agli amici. Lo stesso stile caustico che contraddistingue Laurie quando interpreta il dr. House. Riesce a coinvolgere il lettore in un vortice d’azione e comicità. Ve lo dimostro subito: "Signor Lang" disse Woolf senior "Conosce mia figlia?". "Ma sì, certo" gli risposi "Wimbledon? Henley? Al matrimonio di Dick Cavendish? No, ci sono. Alle due estremità di una canna di pistola, ecco dove ci siamo incontrati l’ultima volta. Bello rivederla". Non c’è che dire, riesce a sdrammatizzare. Gli capiteranno anche cose peggiori.

Q
Partiamo da un’indicazione. Quando questo libro è uscito per la prima volta, il collettivo Wu Ming si chiamava Luther Blisset. Ciò vi può essere utile nel caso in cui lo vogliate comprare. Ora posso partire con la recensione. E’ un viaggio lunghissimo nella storia. Siamo nel periodo della riforma protestante, anni turbolenti tragicamente macchiati di sangue. Le vicende storiche fanno da sfondo al racconto vero e proprio. E’ narrata la lunghissima vicenda di due protagonisti , acerrimi nemici. Il primo descrive il suo punto di vista attraverso un diario, che si alterna alle lettere del secondo ad un importante prelato della Santa Sede. E’ tutto in prima persona. Gli eventi drammatici che si verificano segnano fortemente i personaggi. Emerge uno spaccato psicologico notevole e una sublime abilità nel fondere la realtà storica con la fantasia dello scrittore. Non sono riuscito a trovare una citazione che fosse in grado di esprimere appieno il mio pensiero su questo romanzo. Di questa "negligenza" vi chiedo perdono.

Giuseppe Barbato 5B

Vivre la vie sans un amour...

"...amor che a nullo amato, amar perdona..."

Recita così il verso 103 del quinto canto dell’Inferno.
Con questo giro di parole, lo stesso che ha reso questo verso uno dei più belli in assoluto della DIVINA COMMEDIA di Dante, è sostenuta "l’ineluttabilità dell’anima"(Ettore Zolesi), l’amore ovvero non perdona a nessuno tra coloro che sono amati di non amare a loro volta.
Ma cos’è veramente l’Amore?
Certamente non credo col mio articolo di riuscire nell’intento nel quale molte menti più illustri della mia hanno fallito, ma solo, basandomi su alcuni loro accorgimenti, di considerare la "potenza" di questo sentimento.
Come già molti prima di me hanno detto, "l’amore è tutto"; fonte della vita, esso "fa girare il sole e le stelle"...
La forza dell’amore è illimitata, sconvolge e travolge ogni particella umana, chi ama e lo fa con tutti i sentimenti è pronto a qualsiasi cosa, a sacrificarsi per qualcosa di duraturo o di un istante, perché quell’istante lo si è vissuto straordinariamente.
Al suo tocco vellutato ci sentiamo in possesso di una forza che mai abbiamo saputo di possedere prima.
Se si ama davvero non si conoscono ostacoli o barriere, perchè come saggiamente ricordava Gandhi, l’amore è prerogativa del solo coraggioso, un codardo non è infatti capace di dichiarare i propri sentimenti.
L’amore, se vissuto intensamente, è purezza, candore, incanto.
L’amore, quello vero, quello che scuote, quello che sobilla l’anima e il corpo, è una forza vitale irrefrenabile.
Non si può non amare chi ti ha attratto a sé vertiginosamente sin dal primo istante in cui l’hai vista (scusate se parlo soltanto al maschile), chi con un suo bacio ti ha fatto, come diceva Byron, "rivivere il paradiso terrestre".
Ecco, ora voi potete intendere queste semplici parole come tali oppure, considerarle come sprone per farvi ammaliare dalla freccia di Cupido... certo, "una vita senza esame non è degna di essere vissuta", ma nemmeno una senza amore lo è.
Auguro a tutti gli innamorati un buon S.Valentino, anche ai single per scelta... altrui.

Pavel Bogdan 3D

Altri Amori

Cos’ è per voi lo sport?
Come rispondereste a questa banale domanda?
Un divertimento, una passione, una valvola di sfogo tramite la quale abbandonare tutti i pensieri, positivi o negativi che siano e liberare la mente… sono solo alcune delle risposte che forse vi dareste.
Il mio sport era tutto questo, per molti, invece, monotono, privo di fascino, sterilmente aggrappato ad un passato di fasti e di amore popolare e ora macchiato dal più infame dei sospetti talora diventato realtà.
Corro in bici, o meglio correvo, poiché a diciotto anni chiunque corra in bici si trova davanti ad una delle scelte più difficili: lasciare in secondo piano la scuola e nel caso di un liceo scientifico, rischiare seriamente l’anno, oppure provare ad intraprendere la carriera dilettantistica nella speranza del professionismo.
È un mondo che non ti fa sconti, per il quale devi essere disposto a sacrificare molto, amici, amore, divertimento , nel quale non vale sempre l’equazione "più dai, più i risultati arrivano", ma che allo stesso tempo è affascinante e capace di farti respirare atmosfere e sensazioni uniche.
L’olio che muove gli ingranaggi del ciclismo è la passione; senza passione nessuno ne uscirebbe sano mentalmente, perché anche essendo fisicamente dotati (non è il mio caso) la fatica che si fa in bici sarebbe insopportabile, se non spinti dall’amore totalizzante per questo sport.
Non ho mai smesso di amarlo.
Né con la morte di Marco Pantani il giorno di san Valentino del 2004, né con tutti gli altri casi di campioni veri che hanno cercato una scorciatoia per incidere il proprio nome accanto a quelli di Fausto Coppi e Eddie Merckx.
Per me la bici è stata come una ragazza, una ragazza che i primi anni ti rende davvero felice, ti illude, e che poi, per sfortuna o destino, diventa veramente "stronza", ti fa soffrire, per la quale "lasci" una clavicola, un polso, un bel po’ di cicatrici e ruvidi ricordi sull’asfalto.
Ecco... ogni volta che ho sentito di un caso di doping è stato come se fossi stato tradito da quella ragazza ("allora hai un bel po’ di corna" direte voi).
Ma il discorso non è cosi semplice.
Oggi il ciclismo è lo sport in assoluto più controllato, vi sono provvedimenti e regole ferree e l’impegno per arginare il fenomeno è sincero.
Nel leggere i giornali oramai ogni corridore è dipinto come un delinquente, i media non si soffermano più a commentare il singolo evento, ed ogni occasione, (com’è stato l’ultimo giro di Lombardia vinto da Damiano Cunego, o il mondiale conquistato da Paolo Bettini per la seconda volta consecutiva) diventa spunto per ribadire quanto il ciclismo sia malato.
I ragazzi e gli atleti che hanno cercato una scorciatoia al sudore della fronte, al rigido allenamento, al consacrare il proprio tempo ad una causa ci sono sempre stati e sono una piaga difficile da debellare.
Ci sarebbe da spendere qualche riga, e magari ci si potrà tornare in un'altra occasione, sul concetto corrente di doping, che non è l’equivalente di una droga, sulla grande differenza tra i due fenomeni, trattati pero’ alla stessa stregua dalla disinformazione imperante.
Sono pero’ fermamente convinto che se tutti i più alti dirigenti di tutti gli sport riconosciuti dal Comitato Olimpico si unissero nella battaglia comune, dettando con fermezza principi universali e provvedimenti concreti volti a uniformare sia il sistema burocratico, sia quello della prevenzione e della lotta al doping (che purtroppo risulta differente per ciascun paese e in alcuni casi terribilmente carente) coloro che barano si ritroverebbero dietro alle sbarre.
La mia aspirazione sarebbe quella di vedere in tutti gli sport la stessa severità che ho trovato nel ciclismo, perché non accadano più episodi di sportivi (famosi e superpagati) ai quali si permette la regolare attività nonostante una positività riscontrata ai controlli antidoping e addirittura la facoltà di decidere o meno se sottoporsi ai controlli, quando, nel caso di un ciclista, la pena prevista è di 4 anni di squalifica, fatto che spesso equivale alla fine della carriera..

Marco Bonù 5L

E vissero felici e contenti

“Cos’è il trono se non una panca guarnita di velluto?”
Napoleone Bonaparte

...”E vissero felici e contenti”

Finiscono tutte così le favole. Le fiabe più belle del mondo, quelle della nostra infanzia, quella del “dai mamma ancora una poi vado a fare la nanna”, quelle con le principesse ed il principe azzurro, quella che si recitano da bambini e restano nel nostro immaginario senza abbandonarlo più.
Il problema sta proprio qui. Le favole che conosciamo da sempre finiscono tutte dove la storia comincia per davvero. Ci raccontano tutte le peripezie per conoscersi, corteggiarsi, conquistarsi, ma non dicono nulla della vita nel castello, che l’amore può durare per sempre ma potrebbe anche finire. Non siamo mai pronti al come farlo finire.
Mark Twain ha scritto: “Ama, come se non fossi mai stato ferito”. L’amore ferisce, è obbligato a farlo, ma la ferita, il fallimento sono indispensabili per capire il senso della vita. Una vita senza un minimo di dolore e tristezza non sarebbe vivibile.
Purtroppo, che l’amore non vada d’accordo con il pensiero è un dato di fatto. Si affida all’istinto, all’intuizione e finché tutto va bene non ci ricordiamo nemmeno di doverlo analizzare né di volerlo capire. Ci fa tanta paura perché ci fa tornare all’infanzia, quando nel buio della notte ci sentivamo soli e avevamo paura di essere abbandonati. Amore non è tristezza, ma energia potente e prepotente che nel suo strano rapporto con il tempo evolve, cambia e diventa causa di tutte le inquietudini. La storia è finita quando l’altro non ti aspetta più.
Ma l’ amore è bello, la tenerezza, la complicità, la benevolenza e la solidarietà che lo accompagnano vanno oltre il futile senso di piacere di undici minuti di piacere (essendo un giornalino scolastico consiglio a tutti la lettura dell’ omonimo libro di P. Coelho per la comprensione del riferimento).

Vi avevo promesso una rubrica con tanti bei modi di riciclare e riutilizzare materiale dalle aule…
Viste le premesse, mi scuso con i fanatici del recupero, ma per S. Valentino consiglio una cornice con la vostra foto (o se siete vanitosi anche più di una), la più bella, la più pazza,la più esagerata, quella in cui vi ubriacate d’amore. Per i più materialisti non dimenticate che solo un diamante è per sempre, e per gli idealisti convinti ricordo che i momenti più belli sono quelli che non abbiamo ancora vissuto e che almeno per questa volta non dovreste resistere all’ idea che basta soltanto il pensiero ; )


Elena Gaffurini 5F

Intervista Doppia

Le Iene del Cope: intervista doppia ai vice
Il giornalino del Copernico in una delle sue scorse edizioni aveva pensato bene di intervistare il nostro preside. L'iniziativa ,a quanto pare, aveva riscosso un interesse non indifferente e così, sulla cresta dell'ultimo successo, riproponiamo qui di seguito "L'intervista doppia" stile Iene ai nostri due vicepresidi che ci forniranno, per quanto è possibile, informazioni utili per capire chi sono veramente. Perciò facciamo un bell'applauso di incoraggiamento al professor Spagnoli e alla professoressa Pedrazzoli.

Domanda: Nome?
Prof. Spagnoli: Guido
Prof.ssa Pedrazzoli: Liliana

D: Età?
S: 51
P: 47

D: Lavoro?
S: Insegnante
P: Insegnante

D: Sposato?
S:
P:

D: Figli?
S: Due
P: Tre

D: Anni di insegnamento?
S: 33
P: 23

D: Come ricordi il periodo del liceo?
S: Bellissimo, da morire dal ridere
P: Biennio allucinante, triennio molto migliore

D: Com’è stata l’università?
S: Una zuppa
P: Molto impegnativa ma di grande soddisfazione

D: Giudizio sulla nostra scuola?
S: Buono
P: Più che onorevole

D: Giudizio sugli studenti della nostra scuola?
S: Positivo
P: Brai gnari

D: Cosa pensi dell’altro vice?
S: Molto più bella di me
P: Molto più bravo di me (dal punto di vista organizzativo)

D: Chi di voi è più… bello?
S: Lei
P: Io

D: …simpatico?
S: Lei
P: Io

D: …ferreo?
S: Io
P: Lui

D: …stacanovista?
S: Lei
P: Io

D: Cosa vorrebbe cambiare in questa scuola?
S: La scrivania dell’ufficio
P: Più spazi per tutti

D: Cosa non vorrebbe cambiare?
S: Il giorno libero e i pollai
P: Qualche cosa bisogna sempre cambiare (qualche laboratorio)

D: L'anno scolastico peggiore della sua vita
S: La 1° liceo
P: La 2° liceo

D: Perchè?
S: Un sacco di stangate
P: Ho rischiato di essere rimandata in matematica, ma ho recuperato comunque

D: Sport praticato?
S: Bici
P: Nessuno (a volte a sciare o in bici)

D: Interessi?
S: Computer, borsa, il cibo e falegnameria
P: Prevalentemente di origine scolastica

D: Cosa diresti al tuo collega?
S: E’ troppo buona...
P: Non mi abbandonare l'anno prossimo!

D: La nota più bizzarra mai scritta?
S: "Lo studente X mette alla prova le sue capacità ingegneristiche costruendo colonne di evidenziatori"; inoltre gli ho consigliato di comprare una confezione di lego per esercitarsi a casa
P: Ne do poche perciò non me ne ricordo

D: Difficoltà di questa scuola secondo lei da 1 a 10?
S: 7
P: 7

D: Periodo storico preferito?
S: Età della pietra (si poteva andare a caccia)
P: Non saprei

D: Materia preferita?
S: Fisica
P: Matematica oltre alla fisica e alla filosofia

D: Materia piaciuta di meno?
S: Latino, filosofia
P: Latino

D: Ora una chicca: cosa pensa quando legge le giustifiche dei ritardi degli studenti?
S: Balù!
P: A dormire prima la sera e alzarsi prima il mattino!

D: Ma diteci, se non avreste fatto i professori, che lavoro vi sarebbe piaciuto fare?
S: Contadino
P: Assistente sociale

D: Cosa pensate delle giornate alternative?
S: Buuu!
P: Se ben organizzate non mi dispiacciono; per qualcuno sono state un pretesto per non fare scuola

D: Meglio le copernicane o l'occupazione?
S: Nessuno dei due
P: Le copernicane

D: Date un consiglio agli studenti…
S: Studiate fisica!
P: Studiate, che fuori il mondo è tosto!

D: Rimproverate per qualcosa gli studenti!
S: Siete amorfi e poco reattivi, alla Padoa Schioppa: "bamboccioni"
P: Tenete pulite le aule che a volte sembrano dei porcili... e lavarsi la mattina

D: Gratificate per qualcosa gli studenti…
S: Siete il futuro
P: Siete migliori di quello che volete far sembrare, tirate fuori le vostre capacità

D: Guardate cartoni animati?
S: Classici Disney, i Simpson, Loony Tunes
P: Non sono il mio genere anche se guardo i Simpson

D: Chiudete l'intervista con un saluto verso i vostri colleghi dell'aula insegnanti!
S: Enjoy!!!
P: E’ un lavoro difficile, ma da soddisfazioni a chi sa trovarle

Lorenzo Schioppetti 2C

Rubaiyat

"...Questa e' una vita superiore al potere d'ogni sultano. Non t'affliggere così vanamente, vivi contento, e nell'ingiusta via della tua sorte, vivi con giustizia. Giacché in conclusione questo mondo e' il nulla, pensa di essere il nulla, e vivi libero..."
(Omar Khayyam, Rubaiyyàt)

Oggi vorrei farvi conoscere un uomo che per il suo tempo è stato una leggenda, una delle figure più illustri del mondo Persiano, noto più per le sue poesie che per i suoi grandi meriti scientifici. Di chi sto parlando? Di Omar Khayyam, il poeta della Persia, che, lasciati i giardini del Khorassan, visitati i parchi dell’ Inghilterra, i castelli di Francia, i boschi di Germania, avanza tra le vigne di Italia! Io vorrei farvi provare la stessa emozione che ho provato io quando lo incontrai per la prima volta. Ho scelto di presentarvelo in particolare, non solo perché la sua filosofia è in linea con il mio pensiero, ma perché è l'idea di fondo che mi ha affascinato incredibilmente. E' cioè di far notare come lo spirito di vita e l’umanità di Khayyam siano per noi chiare lezioni da seguire . E il modo migliore per parlarvene e quello di presentarvi l’opera più importante che ci ha tramandato, le Rubaiyat , una collezione di poesie, originalmente scritti in un linguaggio persiano e del quale solo all’incirca mille sono attribuibili al nostro poeta ( in realtà l’opera originale noi non l’abbiamo, però sappiamo dove si trova: negli abissi dell’Oceano Atlantico custodita in una delle cassaforti del relitto del Titanic).

Il termine “Rubaiyat” trae origine dalla parola antica Rubai, che in Arabo significa “un quarto” e per i poeti persiani dell’undicesimo secolo significava una quartina. I concetti espressi da Khayyam nella sua opera sono vari e culturalmente provocanti per il suo tempo e inoltre Khayyam si preoccupa spesso di combinare la sua filosofia con i valori sociali, etici ed estetici, esprimendo nelle sue quartine una verità molto profonda sull’esistenza.

La struttura delle sue quartine è molto simile alla dialettica hegeliana poiché anch’essa è composta da tesi, anti-tesi e sintesi ed è proprio questo metodo lo strumento ideale che fa sì che ogni sua quartina possa esprimere un significato completo.

Quartine dopo quartine, il nostro Omar ci fa capire la futilità dell’esistenza, la tirannia del suo tempo, la limitatezza della vita, infine l’impotenza dell’uomo di fronte allo scorrere di un’esistenza che sembra aver luogo sempre lontano da lui, in un altrove non meglio definito, per lui irraggiungibile.

La sua opera ci permette anche di comprendere come il tema della precarietà della vita, la volontà umana di essere felici godendo del tempo concesso, la percezione dello scorrere del tempo visto come scorrere dei giorni, possano essere motivi condivisi da ogni cultura proprio perché “umani”.

Leggendole conoscerete una poesia che vi è vicina. Dove sta Dio nel caos del mondo? si chiede in continuazione il poeta. “Perché Egli non fa mai tappa in "questa antica locanda, da tutti detta Mondo?" Perché l'anima e non il corpo sarà eterno? Perché del perdono divino godranno solo "le nostre ossa putrefatte?" Alcuni hanno parlato anche di ateismo di Khayyam e lo hanno avvicinato a Leopardi. Non è esatto; in Khayyam Dio esiste, ma vi è l'impossibilità di capire la ragione che lo ha indotto a darci la vita, per poi infine togliercela senza alcuna giustificazione. A fronteggiare il suo pessimismo spesso Khayyam si appella al vino : "bevi il vin ch'è licore di vita immortale", bevi il vino e sii felice, bevilo in compagnia di una bella fanciulla e sii felice: "ogni cosa, sulla terra, finisce nel nulla; poiché tu sei, sii felice". Leggere questi versi mi ricorda l’eterno ritorno di Orazio. La considerazione è plausibile. Quasi tutti i suoi brindisi invitano a godere dell'istante, quale sola certezza dell'uomo.

Ma perche Khayyam è cosi libero di parlare del vino nell’austero ambiente dell’Islam? Intanto l'Islam medioevale viveva una favolosa età dell'oro nella quale prosperava una rigogliosa ricerca scientifica e artistica, in una società multietnica e multireligiosa assai tollerante.

Questa società è tramontata con la distruzione mongola di Baghdad - che ha gettato l'Islam in una lunga e profonda notte e dalla quale non si è mai più risvegliata. Ma, a quei tempi, l'Islam s'ergeva attorno alla Baghdad della Casa della Sapienza: in quella città i cristiani svolgevano liberamente qualsiasi attività e potevano praticare la loro religione; anche gli ebrei avevano costituito una forte comunità, ed alcuni dei suoi membri esercitavano grande influenza alla corte del Califfo. Quell'ambiente culturalmente vivace e aperto a più voci - dove sono nate anche Le mille e una notte! - consentì a Khayyam di scrivere liberamente di vino e di amore. Questo però non è da interpretare come una concessione al suo stile di vita. Anche perché egli stesso ama confondere le idee: Dovendo bere vino, fallo con i sapienti/ o con una bella dal volto di luna;/ dovendo bere vino fallo con dovizia,/ bevine poco, ogni tanto ed in segreto.

Sul prossimo numero vi scriverò alcune delle sue quartine più significative, se questo poeta vi è piaciuto, Ciao e alla prossima.

Shervin Harsini 5F

Eastern Promises


L’ultimo film di Cronenberg stupisce.
Durante ognuno dei 90 minuti di cui è composto suscita una meraviglia intensa, sensuale e profondamente psicotica, durante i suoi 90 minuti lo spettatore non può fare a meno di chiedersi come sia possibile che in un film apparentemente di genere -mafia russa a Londra- non compaia una singola inquadratura accademica o classica, ma sia invece capace di tuffarlo nella crudeltà e nell’ossessione, in quella perversa malattia patologica che è il segno più estremo del cinema di Cronenberg.

La risposta è complessa.

Innanzitutto c’è il luogo: una Londra senza Big Ben, una metropoli degli angoli sperduti, una Londra così reale e tuttavia così astratta. E poi c’è il delitto, restituito mediante il degrado della carne, fatto di sevizie, stupri, mutilazioni e corpi pallidi; un delitto terribile nella sua temibile quotidianità ed assurdo nella sua impalpabile surrealtà.
Dalla scena iniziale del parto prematuro all’epilogo, l’andamento del film rimane costante, cuore in tumulto e protocollo del cinismo, quasi un ritratto del protagonista -un ottimo Viggo Mortensen- nel quale si sposano alla perfezione sensualità animale e cerimoniale dell’omicidio.

Essendo questo più un invito alla visione del film che una recensione, ulteriori svolgimenti verranno tralasciati, ad eccezione dell’esplosione artistica nella scena della sauna, un duello coreografato all’ultimo sangue dove il corpo nudo ed istoriato di tatuaggi si batte come un animale disperato, martoriato tra i fumi del vapore e i marmi scivolosi. Raramente nella storia del cinema si è raccontato con tale fisicità la volontà disperata di non morire, di sollevare la testa e di reagire…e forse è proprio di questa cruda volontà che il cinema contemporaneo necessita ora, più che mai.


Nicolò Biligotti 3B

Personaggio e misfatto

Dopo il lungo ed esaustivo soggiorno nelle vampiresche terre dell’Est proseguiamo il nostro viaggio nella Francia di inizio ‘400.
Il personaggio che intendo presentarvi stavolta non è famosissimo, ma certamente si è meritato a pieno titolo una citazione in questa rubrica…
A voi Gilles de Montmorency-Laval, baron de Rais, o più semplicemente detto Barbablù…
Il gentile nobiluomo nacque da una famiglia aristocratica nel 1404 e fece parlare di sé sino al 1440, anno in cui morì.

Bambino di brillante intelligenza rimase orfano a 11 anni e fu affidato alle opprimenti e travianti cure del nonno per poi entrare, compiuti 16 anni, alla corte di Carlo, Delfino di Francia. Gilles raggiunse presto grandissimi onori militari e il suo valore gli procurò, appena venticinquenne, l’alta onoreficenza di Maresciallo di Francia. Durante gli anni del suo incarico militare conobbe e frequentò lungamente Giovanna d’Arco.

Su insistenza del nonno sposò una ricca ereditiera, ma il loro non fu un rapporto d’amore. Sobillato dall’onnipresente nonno il Barone abusò in ogni modo della sposa per poi rinchiuderla in uno dei suoi numerosi castelli. Ma non è da qui che deriva la sua fama di Barbablù: lo scrittore Charles Perrault, autore della favola che tutti conosciamo, “ingentilì” il personaggio. In realtà de Rais fu processato e condannato a morte per aver abusato, stuprato, torturato, seviziato e ucciso circa 100-200 bambini. Alla morte del nonno il giovane aveva ereditato una fortuna immensa, che sommata al patrimonio della moglie, lo rese uno degli uomini più ricchi di Francia.

L’enorme prosperità fu rapidamente dissipata in una vita opulenta e in sprechi d’ogni tipo. Per cercare di risanare le proprie finanze de Rais cercò l’aiuto di ogni sorta di alchimisti e stregoni fino a convincersi che avrebbe risolto tutti i suoi problemi solo sacrificando bambini a un demone chiamato Barron. (Si noti l’assonanza di Barron con Barone, il ciarlatano che lo convinse dell’efficacia di questo sistema non ha certo fatto un grande sforzo di inventiva…. Nel 1440 le proporzioni dei crimini di Gilles superarono ogni ritegno e, nonostante i titoli nobiliari, fu processato e condannato a morte.

Il personaggio compare verso la fine del ‘600, come abbiamo già detto, in Barbablù. In tempi più moderni lo scrittore Valerio Evangelisti lo inserisce tra i protagonisti del suo libro “Mater terribilis”: <<…qui si tratta di sottomettervi a voi stesso e alla vostra ombra Barron…>>

Graziella Carinci 5L

L'angolo acuto

Quiz di logica – Seconda puntata

1.Siamo in cammino verso la città di Verano, ma giungiamo ad un bivio senza indicazioni. Una strada porta a Verano, una città i cui abitanti dicono sempre la verità, e un’altra a Falsago, una città i cui abitanti mentono sempre. Al bivio incontriamo un uomo che non sappiamo se sia di Verano o di Falsago. Nel tentativo di capire quale sia la strada per raggiungere Verano intuiamo che per evitare fraintendimenti è bene fare un'unica domanda a quell'uomo. Cosa gli dovremmo chiedere per essere sicuri di scoprire la direzione per Verano?

2.Vogliamo compiere un esperimento a temperatura ambiente: mettiamo su due identiche fonti di calore due tegami riempiti con la stessa quantità d'acqua, ma aggiungiamo in uno dei due del comune sale da cucina.
In quale dei due tegami l'acqua bollirà per prima?

3.Una piccola città, in qualche sperduto luogo della terra, è infestata dai lupi mannari, cioè ci sono alcune persone che durante le notti di luna piena si trasformano in lupi feroci. Si può quindi ragionevolmente pensare che almeno uno degli abitanti di questo strano luogo sia un lupo mannaro. Per fare fronte a questa situazione il sindaco della cittadina emette un'ordinanza, la quale prevede che ogni cittadino che sappia di essere un lupo mannaro, si debba uccidere appena lo scopre. Dato che gli abitanti del luogo sono tutti dei cittadini rispettosi delle leggi, si può dare per certo che effettivamente ogni abitante che scopra di essere un lupo mannaro si uccida. Purtroppo però, un lupo mannaro non si accorge di esserlo e quindi lo può solo capire dall'osservazione di quello che gli sta intorno. A questo punto occorre ricordare che tutte le notti, e quindi in particolare quelle di plenilunio, ogni cittadino incontra tutti gli altri, e pertanto è in grado di vedere i lupi mannari anche se non può comunicare con loro. Dopo la terza notte di luna piena vengono ritrovati i cadaveri di alcuni lupi mannari. Voi dovete scoprire quanti sono i lupi ritrovati e soprattutto perché sono stati ritrovati soltanto dopo la terza notte, mentre nelle due precedenti non si è avuto alcun ritrovamento.

4.Un industriale, che deve prendere un aereo all’alba per un viaggio d’affari, va in ditta per ritirare dei documenti importanti. Vedendolo, il guardiano notturno gli dice: “Non parta signore! Ho appena fatto un brutto sogno. Ho sognato che il suo aereo precipitava e che lei rimaneva ucciso nell’incidente. I miei sogni non m’ingannano mai!”
Turbato, l’industriale decide di prendere il treno. Infatti l’aereo con il quale avrebbe dovuto viaggiare precipita e tutti gli occupanti muoiono.
Al suo ritorno l’industriale ringrazia calorosamente il suo guardiano notturno dandogli una lauta ricompensa e poi lo licenzia. Perché?

5.Un gruppo di aerei è dislocato su una piccola isola. Il serbatoio di ogni aereo contiene esattamente carburante sufficiente a consentirgli mezzo giro del mondo, ma è possibile trasferire quanto carburante si vuole dal serbatoio di un aereo a quello di un altro mentre gli aerei sono in volo. La sola fonte di carburante è sull'isola e si suppone che non venga perduto tempo nel rifornimento sia in aria che al suolo. Qual è il numero minimo di aerei necessario per assicurare il volo di uno di essi per un giro completo attorno al mondo, ammettendo che gli aerei abbiano la stessa velocità costante rispetto al suolo, lo stesso consumo di carburante e che tutti gli aerei rientrino sani e salvi alla base?

6.Un esploratore mi raccontò che l'anno scorso, durante un’esplorazione in Africa centrale, fu catturato da dei cannibali. Il capotribù però annusando la sua pelle trovò il profumo della sua carne talmente sgradevole che decise che non andava mangiato. Ma ormai che era stato fatto prigioniero, diede al condannato la possibilità di scegliere tra tre tipi di morte:
a.Essere arrostito vivo sulla graticola,
b.Essere gettato nella buca dei leoni a digiuno da un anno,
c.Morire impiccato.
Secondo voi quale pena scelse l'esploratore?

Soluzioni

1.Prima Soluzione: Chiediamo all'uomo: "Mi indichi la strada che porta alla tua città?"
Se l'uomo è di Verano, indicherà Verano, se è di Falsago indicherà Verano. Dunque seguiamo la sua indicazione e arriveremo a Verano.
Seconda Soluzione: Indichiamo all'uomo una delle due strade e gli chiediamo: "È questa la strada che porta alla tua città?"
Se l'uomo risponde SÌ, la strada porta alla città di Verano e imboccheremo questa strada, se la sua risposta è NO, allora porta alla città di Falsago e prenderemo l'altra strada.
Infatti i possibili casi sono quattro:
• se l'uomo è di Verano e la strada porta alla sua città, ci dirà di SÌ e noi imboccheremo questa strada
• se l'uomo è di Verano e la strada non porta alla sua città, ci dirà di NO e noi imboccheremo l'altra strada
• se l'uomo è di Falsago e la strada porta alla sua città, ci dirà di NO e noi imboccheremo l'altra strada (che porta a Verano)
• se l'uomo è di Falsago e la strada non porta alla sua città, ci dirà di SÌ e imboccheremo questa strada (che porta a Verano).

2.Quando ad un liquido si aggiunge una sostanza, in questo caso il sale da cucina nell'acqua, uno dei risultati che si ottengono è quello di alzare il punto di ebollizione del liquido. Quindi, per l'acqua salata otterremo un innalzamento del punto di ebollizione oltre i teorici 100°C e di conseguenza per quella soluzione l'ebollizione verrà raggiunta in un tempo più lungo di quello necessario per l'acqua pura contenuta nell'altro tegame.

3.Sono 3. Per arrivare a questa conclusione bisogna però seguire un ragionamento logico che è abbastanza semplice da capire, ma piuttosto difficile da impostare senza avere nessun ulteriore aiuto. Cominciamo col supporre che ci sia un solo lupo mannaro in città, quest'ultimo, durante la prima notte non vede in giro nessun altro lupo, in quanto appunto egli è l'unico. Dunque, dato che è a conoscenza della presenza di almeno un lupo, capisce che l'unico lupo è egli stesso, e quindi si ucciderebbe la prima notte. Questo però non succede, quindi dobbiamo scartare l'ipotesi che ci sia un solo lupo. Supponiamo allora che i lupi siano due. La prima notte, ognuno di essi vede esattamente un lupo mannaro (l'altro) pensando che ce ne sia uno soltanto, e quindi, per il ragionamento fatto in precedenza, pensa che questo si ucciderà nel corso della prima notte, ma ciò ovviamente non avviene. Pertanto la notte successiva (la seconda) i due lupi si incontrano di nuovo ed entrambi capiscono quindi che ci deve essere un secondo lupo ma dato che ne vedono solo uno, capiscono di essere anch'essi dei lupi, e si ucciderebbero nella seconda notte. Dato che la seconda notte nessuno si è ucciso, dobbiamo supporre che i lupi siano tre. Allora ognuno di questi tre, sulla base di quanto detto fin qui, penserà che gli altri due si uccideranno la seconda notte, ma la terza notte li rivede ancora e quindi capisce che ce ne deve essere un terzo, e che quel terzo deve essere lui, e quindi si uccide. Il ragionamento può essere generalizzato e possiamo quindi dire che se ci fossero n lupi, questi si ucciderebbero dopo n notti.

4.L’industriale pur essendo riconoscente al guardiano notturno di avergli salvato la vita, non dimentica che il suo guardiano, quando lo vide, gli disse di “avere appena sognato”, quindi dormito sul lavoro: l’ultima cosa che avrebbe dovuto fare, essendo un guardiano notturno!

5.Sono sufficiente 3 aerei. I tre aerei A, B e C partono insieme ed arrivati ad 1/8 di giro C trasferisce ad A e B un quarto di serbatoio ciascuno, a C ne rimane un quarto appena sufficiente per tornare indietro. Arrivati ad 1/4 di giro B trasferisce ad A un quarto di serbatoio e gliene rimane metà per poter tornare indietro. C, dopo aver fatto il pieno, torna nel senso opposto del giro verso A. Quando A arriva a 3/4 di giro C gli trasferisce un quarto di serbatoio, contemporaneamente parte B raggiungendo A e C esattamente a 7/8 del giro. Dà a ciascuno dei due un quarto di serbatoio e arrivano tutti e tre all'isola in riserva ma sani e salvi.

6.La seconda: se i leoni fossero stati a digiuno da un anno sarebbero già morti! Infatti, l'esploratore, per potermi raccontare la sua vicenda, dovette per forza salvarsi!

Luisa Lovisetti 5L
membro ufficiale della squadra di matematica del Kope

giovedì 13 dicembre 2007

VOCI DAL B(R)ANCO #02

01_Inside the moral kiosk di Giuseppe Barbato 5B
02_I love BICI di Elena Gaffurini 5F
03_Gutenberg Corner di Giuseppe Barbato 5B
04_A Pechino 2008 di Marcello Ghidini 3D
05_Numero 417 (seconda parte) di Simone Nodari 5C
06_Cos'è il trono... di Elena Gaffurini 5F
07_[NONAME] di Valentina Rossini 5L
08_Guccini Live di Monica Salvioli 5H
09_XMAS DEATH? di Gianluca Sorio 5C
10_Personaggio e misfatto di Graziella Carinci 5L
11_L'angolo acuto di Luisa Lovisetti 5L
12_Parola al Blogmaster di Giovanni Todeschini 5E